Moda, senso e immaginario

trumpineIn sé stessa, la «moda» non è niente.

Forse è solo una convenzione linguisticamente rapida per definire ciò che nell’accezione comune esiste principalmente come fenomeno di interesse estetico e commerciale.

La moda è linea, è tessuto, è armonia, è senso delle proporzioni. È consapevolezza del corpo e della sua grazia. È colore. È anche spirito del tempo, certo.

Ma senza un corpo, senza un portamento, senza un’idea di sé, senza una specifica maniera di muovere uno specifico corpo nello spazio, senza un modo di essere che dà il suo senso a quelle linee e a quelle proporzioni, la moda non è che un puro addobbo.

È addobbo come un balcone sulla facciata di un palazzo: in sé il balcone può essere magnifico, ma da solo non basterà mai a fare bello il palazzo di cui fa parte.

lara-e-vanessaÈ per questo che dare un’occhiata alle foto dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca è come vedere in un unico istante il precipitato di un’intera stagione politica e culturale.

Gli abiti dell’entourage di Trump sono belli – con l’eccezione del cappotto del presidente e degli stivaletti verdi di una bionda vestita di bianco (non ho capito se fosse una donna della famiglia) – ma sono indossati da corpi che dimostrano un’idea di sé e un’idea di mondo che a me sembra molto chiara.

Scomoderò un lessico volgare e sessista, e me ne scuso.
Lara e Vanessa, le mogli di due dei figli di Trump sono certamente due donne molto «fighe» (non farò una questione sui loro nomi di battesimo, ma anche i nomi – applicati a quel modo di essere – evocano immaginari più televisivo-mondani che letterari o politici).
Ma per quel che posso vedere io non sono *belle* in senso stretto.

melania-trumpI loro abiti sono probabilmente di qualità.
I riccioli e la doppia fila di bottoni che adornano il cappotto grigio di una delle due sono piuttosto dozzinali, ma non mi stupirei che lo stilista fosse un nome di grido.
L’altro capo di abbigliamento, la cappottella violacea, potrebbe anche avere un perché.

Quello che però risulta chiaro è che queste donne fanno certamente prevalere la dimensione dell’addobbo su quella della struttura. Il telaio osseo dei volti, per esempio, non lo tengono in alcuna considerazione.
Una ha il mento e la mascella grossolani e prominenti. L’altra sembra poterti pungere solo se le avvicini la mano. Ma loro non se ne curano: «fighe» devono essere e «fighe» loro si scolpiscono ogni giorno prima di uscire di casa.

hillaryQuesto aspetto risulta più chiaro nella foto in cui le due donne ridono.

Michelle l’ho vista al Jimmy Fallon Show, così come il marito. Hanno una vena di intrattenitori che non saprei dire quanto sia naturale e quanto invece sia studiata.
Ma il loro modo di essere show-woman e show-man somiglia a quello di due attori molto bravi e ben studiati, per così dire.
Lara e Vanessa, invece, sembrano uscite da una puntata di Baywatch.

Fanno prevalere la magrezza come valore, per esempio; fanno prevalere la ripassata dal parrucchiere: il boccolo forzoso che teme l’umidità.
Sono l’esplicitazione di un fortissimo bisogno di inautenticità; di un grande bisogno di approvazione sociale.

Per loro – mi sento di dire giudicando da quel che vedo – la moda non è grazia ma artificio.
addetta-stampaLoro non sono «io».
Loro sono «io più l’estetista, più la tipa che fa le unghie, più la parrucchiera, più la truccatrice, più la personal shopper, più la stylist, più la personal trainer, più un’idea di me che privilegia la mia appetibilità sessuale e la mia biondità».

L’addetta stampa, poi – una pseudo-Barbie a cui mancano solo le stelle e le strisce – mostra un’altra sfaccettatura di questo nuovo corso dell’immaginario trumpiano: e alla sua divisa uscita da una puntata del telefilm «The prisoner» affida un ruolo «dichiarativo» di sé e del suo corpo, entrambi ridotti a virgolettato, a uno «statement».

L’abito di Melania Trump è molto bello, e lei lo porta con grazia.
Ma, per assurdo, quello che in quell’abito risulta la cosa migliore è la rotondità della pancia che lascia intravvedere: la verità di un corpo – molto femminile, peraltro – che l’orpello non occulta.

Fra le donne dell’entourage di Trump e donne come Hillary Clinton, Laura Bush e Michelle Obama io vedo, a colpo d’occhio, una grande differenza.
michelleSono certissima che ciascuna di loro sarà passata dall’estetista, dal parrucchiere, dalla truccatrice, dalla manicure – azzardo che forse loro non hanno messo le manine nel fornetto, ecco – e anche, magari, dalla personal shopper. Tutte. Ne sono sicura.
Ma l’hanno fatto a partire da sé, a me sembra, e non da un modello al quale intendevano somigliare.
E se anche ai loro abiti corrispondesse un personaggio più che una persona, il loro sarebbe il personaggio di una storia realistica: non di un fotoromanzo, non dell’Isola dei Famosi, e nemmeno di un film porno.
La classe non è l’understatement, secondo me.
La classe è tirar fuori qualcosa da sé; non rendersi la copia di un modello esterno al passo con i tempi.
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