Talking about a revolution?

matrimarzia2Care tutte e cari tutti,
Sono tornata da Vib dopo la morte di mia madre e i maremoti interiori che ne sono conseguiti. A modo loro, con intensità variabile, tuttora perdurano.
Sto preparando una piccola, minuscola, rivoluzione.
Avendo raggiunto un’età in cui – per quanto importante sia l’aspetto commerciale delle cose – credo di avere conquistato il diritto di dire le cose che penso, volevo lasciare su questa pagina una piccola, minuscola, comunicazione articolata in punti.
Questa:
1. Vib è un posto dove si trovano solo ed esclusivamente pezzi unici, che hanno un senso, una storia, un perché. Ogni cosa, qui, è speciale.

2. Se vi interessa essere uguali alle altre donne perché questo vi fa sentire meglio, o per qualunque altro motivo, il mio personale consiglio è che vi facciate un giro da Zara, o da Benetton, o da Sisley, o in qualunque altro negozio di un marchio in franchising: spenderete in qualche caso meno, avrete la soddisfazione di sentirvi parte del medesimo esercito di donne che lotta per rimanere a galla in un mondo che ci vuole uguali, e non dovrete avere a che fare con una come me.
3. Il motivo per cui i pezzi che trovate da Vib hanno un prezzo a volte più alto di quello dei pezzi di Pimkie – ma non necessariamente più alto dei pezzi di Benetton e da Zara, e sicuramente più basso dei pezzi delle boutique molto fighette – è legato al fatto che:
– ciascun pezzo è unico;
– molti dei pezzi sono fatti a mano;
– molte delle stoffe e dei tessuti hanno una storia speciale (sono tessuti fatti a mano, per esempio, o sono stati acquistati in luoghi speciali, e in quantità limitate);
– ciascuno dei pezzi è stato scelto personalmente da me, che mi sono mossa per andare a cercare in giro cose che hanno una storia da raccontare: i gilet maschili di pura lana vergine con i quali sono tornata dal Donegal, in Irlanda, per esempio, escono dalla fabbrica di un produttore che ha preso la lana in bioccoli da pecore di cui conosce l’allevatore, l’ha lavata, l’ha fatta asciugare, l’ha tinta, l’ha filata, l’ha fatta diventare un tessuto usando un telaio a mano, l’ha tagliata secondo un modello disegnato da una persona che lavora alle dipendenze di quella fabbrica, l’ha cucita in loco, ha attaccato i bottoni e le fodere in loco, e garantisce personalmente per ogni fase del lavoro;
– io personalmente ho investito tempo, energie e denaro nella ricerca e negli spostamenti che mi sono fisicamente necessari (non ricevo rappresentanti, non ho fornitori all’ingrosso, non mi rifornisco nei magazzini all’ingrosso, non vado a cercare offerte speciali nei punti ingrosso dei commercianti o dei produttori tessili cinesi);
– ho studiato fashion styling a Londra, alla University of the Arts-College of Fashion, e sono in grado di capire quale pezzo dona a quale corpo, e quali modifiche eventualmente potrebbero andare fatte, e con quali altri pezzi può andare bene.
4. Questo per me è un investimento su di me, sul mio modo di intendere il corpo, le relazioni, lo stare bene fra persone. Anche questo ha un prezzo: perché questa cosa l’ho presa sul serio, e non è solo un modo per guadagnarmi da vivere.
5. Vib non è costruito per accogliere la fatuità, la vacuità e l’inconsistenza di coloro che hanno tempo da perdere e denaro da buttare (magari per fare sfoggio del loro status), perché questo genere di donne a me non interessa. Vero è che questa è un’intrapresa commerciale. Ma è altrettanto vero che Vib è un posto che non c’era, e che la vacuità, la fatuità e l’inconsistenza sono già piene di luoghi in cui riversarsi, e in ottima compagnia.
6. Se avete bisogno di consigli su un certo pezzo, su una certa gonna, su un certo capo di abbigliamento o un accessorio, io so farlo. Non vi dirò mai che vi sta bene una cosa che non vi sta bene, e sarete comunque voi a decidere in quale conto tenere il mio parere.
7. Vib ha i cappelli e i cappellini più belli del mondo: se siete fra coloro che sono imbarazzate dal portare i cappelli e considerate eccentrica qualunque cosa non sia luttuosa o firmata Vuitton, ecco, questo è un altro buon motivo per stare alla larga da vicolo Due Stelle 5/a.
8. Se avessi voluto fare i soldi, avrei aperto una delle millantamila simil-osterie finto-antiche che attirano sciami di turisti e sciami di veronesi che per sentirsi fighi hanno bisogno di frequentare un posto che consegni loro, per proprietà transitiva, un po’ di fighezza.
Io vi aspetto tutte con gioia. Ma, davvero: se per voi la regolarità è la cosa più importante, ecco, allora fate un regalo a voi stesse: andate altrove.
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